principe e la speranza

 

C'era una volta un principe, questo principe aveva proprio tutto, solamente che non era completo, esempio:

aveva una carozza tutta intarsiata d'oro con l'interno in velluto, il cocchiere sempre a disposizione ma non riusciva ad usarla perchè non aveva i cavalli.

Le sue sale erano arredate con tantissime tavole dai legni più pregiati, ma mancavano le sedie per accomodarcisi a desinare

Aveva dei camini bellissimi in marmo di Carrara, ma il poverino aveva sempre freddo perchè non aveva legna.

Aveva anche la più ricca collezione di tazzine da tè e caffè però esse avevano il manico alla sinistra e il poverino,essendosi fatto male alla mano, non riusciva ad usarle.

Ma con sè aveva però sempre Speranza che qualcuno o qualcosa avrebbe per lui sistemato le cose.

Un giorno sentì bussare alla porta,siccome il batacchio non c'era, ci mise un bel pò a capire che qualcuno effettivamente stava bussando, ma era in mutande e un principe non può accogliere nessuno così svestito, perchè ad aprire la porta doveva andare lui in quanto non aveva un maggiordomo, così in fretta e furia si preparò a vestirsi ma come al solito aveva qualcosa che non andava: aveva una giacca con i bottoni ma senza asole,un'altra con le asole ma senza bottoni e lui poverino ci mise un bel pò a vestirsi.

Quando finalmente riuscì nell'impresa andò al portone, aprì e vide in lontananza un carozza che se stava andando con un ometto che salutandolo gli diceva:-ci vedremo poi quando tornerò a passare-

Il principe aveva capito che quello era il mago che poteva aiutarlo in tutte le sue disgrazie, poteva aiutarlo ad avere i cavalli per la carrozza, i bottoni per le asole e le asole per i bottoni,

i manici destri alle tazzine e tutti i completamenti alle sue cose incompiute.

Così il principe capì che gli era sfuggita l'occasione per essere completo e si lasciò cadere in depressione mandando via Speranza, la quale non andò via del tutto, ma si nascose.

Il principe non era più reattivo, non riusciva neanche più a bere, voleva morire, non aveva capito che gli mancava la cosa più importante, senza di lei doveva fare affidamento solamente alle sue forze, in questo in parte riuscì, aveva capito finalmente che le tazzine per avere il manico alla destra bastava girarle, al posto delle sedie, provvisoriamente aveva sistemato delle panche, però si sentiva solo ed era molto demotivato per le sue faccende.

Così ad alta voce, in ginocchio, cominciò a chiamare Speranza perchè ritornasse:--Speranza!!!

Speranza!! Torna!!--

Comparve il mago, aveva un cappello a punta, la barba a punta e anche le scarpe erano a punta, così con la sua lingua a punta esortò Speranza al ritorno e disse al principe:- vedi caro principe finchè c'è Vita c'è Speranza,e finchè c'è Speranza c'è Vita.

Ma non abbandonarti troppo ad essa aiutala a crescere con te, tienila accanto, ma conta molto sulle tue forze, abbandonati ai sogni ma non lasciar andar con essi Speranza.

Il principe si guardò allo specchio:le asole della giacca comparvero ed anche i bottoni, all'esterno si sentivano nitrire i cavalli e tutto si stava miracolosamente "aggiustando" così finalmente Principe e Speranza vissero felici e contenti.

 

Mauro

 

gigiotto mauro trenti

 

Faceva un caldo tremendo quel 15 agosto al pollaio e mamma tacchina era veramente stanca di covare, tutta l'aia era avvolta da un calore veramente insopportabile, anche le galline, che hanno sempre freddo, stavano sudando.

A Mamma tacchina parve di sognare quando sentii insistentemente un "TOC TOC" tanto che chiese:-Chi è? non ottenne nessuna risposta e pensò "fa tanto caldo che sto andando giù di testa" quando un'altra volta "TOC TOC TOC" adesso tre colpi!! E capì che era un uovo che stava rompendosi perchè un tacchinello stava nascendo prima del tempo previsto, quindi si scostò con la zampa spostò l'uovo e come miracolosamente avviene per tutte le nascite, un bellissimo tacchino spuntò fuori, era così bello e forte che divenne il preferito di mamma tacchina anche dei suoi fratelli nati molto dopo, e lo volle chiamare Gigiotto in onore di un tacchino veramente bello che era vissuto nel pollaio tempo fa.

Gigiotto stava crescendo veramente bene, era forte, bello e aveva una passione per la danza, così appena poteva accennava a qualche passo e poichè si rendeva conto che non era molto bravo e che aveva bisogno di qualche lezione, così un giorno andò dalla mamma e le chiese:"mamma tu sai che mi piace danzare e da grande voglio fare il ballerino, posso andare a lezione di ballo? mi ci mandi? "

La madre lo guardò con aria compassionevole e gli disse:"vieni con me Gigiotto, e lo portò in un posto isolato dell'aia perchè nessuno sentisse,

Gigiotto caro, purtroppo non sarà possibile questo perchè vedi...tu sei un maschio e come tale fra un anno e otto mesi il padrone ti tirerà il collo, noi femmine invece viviamo di più perchè facciamo le uova e le coviamo"

Gigiotto saputo l'atroce destino si cominciò a disperare pensando :-a cosa mi serve imparare a danzare se poi dovrò finire in padella? - per questo continuava a vagare per l'aia come un moribondo, occasionalmente

accennava a qualche passo di danza perchè gli veniva istintivo. In uno di questi suoi impulsi danzanti cadde in una siepe e sentì un grido:

"ahi!!" incuriosito cerco chi fosse stato a gridare, vide un lumachina che cercava di tirarsi su con tutta la sua casina, lui le disse subito :"scusami,ma sono inciampato....ti sei fatta male?" la lumachina rispose -"no,non mi sono fatta niente, ho la mia casina che mi protegge, piuttosto sto piangendo perchè mi hai fatto perdere un mucchio di tempo!"  Gigiotto subito replicٍò dicendole: "come ti sto facendo perdere del tempo? ma scusami cos'hai di così  importante da fare?" -

-Devo vedere il mare che sta oltre la collina e come vedi ci impiego tantissimo tempo!

Gigiotto allora spinto da compassione la prese su col becco e con un pò di salti andò oltre la collina, la lumachina era esterefatta dal vedere cosi tanta acqua, era proprio come glielo aveva descritto la sua mamma, il mare!

Non sapeva come ringraziare Gigiotto il quale invece di essere felice piangeva ed era molto triste, perchè gli era tornato alla mente ciò che la sua mamma gli aveva profetizzato. Raccontٍo di questo suo sentire a Lumachina.

Lumachina allora gli disse :Gigiotto mi hai reso felice perchè prima di morire ho visto il mare, ho visto quanto è bello e quanto è imponente, tu mi hai aiutata e l'unica cosa che posso dirti è di cercare di vivere il tempo che ti rimane in modo più intenso, senza lasciarti "abbattere".

Gigiotto allora pianse di nuovo, ma stavolta di felicità perchè aveva capito che occorre vivere intensamente perchè anche domani gli sarebbe potuta cadere una tegola in testa, non conosceva ciò che sarebbe successo da qui ad un'ora.....e cio gli diede la carica per andare da un maestro di danza e imparare a ballare e se proprio gli avrebbero tirato il collo avrebbe realizzato il suo sogno!

Mauro

 

anatroccolo

Ieri ero al al lavoro in negozio e mio figlio Mirco era andato in ludoteca allo spazio giovani. 

Verso sera mi ha telefonato  per dirmi che tornando al negozio aveva trovato un anatroccolo ferito in un campo lungo la strada di ritorno, se poteva portarlo qui per andare dal nostro veterinario.

Gli ho detto di si 

10 minuti dopo è arrivato con alcuni ragazzi e ragazze del suo calibro, aveva in mano un piccolo esserino tremante.

I bambini avevano le lacrime agli occhi.

Ho preso le chiavi e stavo per caricarli tutti in macchina ( ed è tutto un dire visto che ho una Panda)  per andare dalla nostra veterinaria, quando ho pensato che viste le condizioni dell’anatroccolo non sarei giunta in tempo.
Allora ho chiesto se c’era un veterinario a Correggio e una ragazzina bionda mi ha detto di si, era ad un chilometro dal negozio.

Siamo partiti tutti in fretta a piedi

Abbiamo attraversato la piazza e sotto i portici tanti ragazzini si avvicinavano per chiedere cosa stava succedendo, cos’era quella processione. Poi mi sono accorta che si accodavano a noi e ci seguivano tutti.
Abbiamo fatto un bel corteo fino all’ambulatorio del veterinario, intanto la ragazzina bionda che mi stava facendo strada mi raccontava che non aveva animali lei e se il piccolo viveva voleva tenerlo.

All’ambulatorio siamo entrati io Mirco e la ragazzina bionda, tutti aspettavano fuori notizie.

Era tardi purtroppo, non ce l’ha fatta. 

Dentro l’ambulatorio la bambina mi raccontava che quando l’avevano trovato c’era anche la sua mamma li vicino, ma non l’aveva voluto. Era andata via con gli altri anatroccoli. Questa cosa li ha molto colpiti, parlo dei bambini. 
Bambini, 12-13-14 anni non di piu’. Erano tenerissimi tutti, alcuni li vedevo in estate in piazza qui da me.

Ho spiegato a tutti che il piccolo se n’era andato, alcuni non ci credevano perché avevano visto che aveva ancora gli occhi aperti. Alcuni han voluto toccarlo.

Poi pian piano se ne sono andati

Io e Mirco abbiamo messo il cucciolo in un sacchetto e poi lo abbiamo sepolto nel nostro giardino. 

Pero’ io non mi dimentico di quello stuolo di ragazzini che mi seguiva ieri e ho ancora un po’ il nodo alla gola.

Per i bambini che leggeranno questo piccolo racconto aggiungo che probabilmente il piccolo era ammalato e che la madre non l’ha abbandonato perché fosse cattiva, bensì in natura la saggezza vuole che un individuo non in grado di vivere soccomba e che non venga sprecato nulla e nessuna energia inutile per la sua sopravvivenza.

Grazie a CamminaMente che mi ha consentito di pubblicare questo avvenimento.

Milva

Il-Settimo-Figlio.



Era la fine del 1985, avevo undici anni.

Un mio compagno di classe mi fa ascoltare una audiocassetta di sua sorella maggiore ed io rimango shockato e folgorato all’istante: era il disco di debutto di quella formazione che ha segnato tutta la mia vita e che tutt’ora continua ad essere la mia colonna sonora: IRON MAIDEN!

Da quel giorno son passati molti anni e tante cose son cambiate  ma oggi, a ridosso dei 40 anni, con una mia famiglia, un lavoro e qualche capello grigio che inizia a palesarsi con sempre meno timidezza, continuo a godere di questa band che è per me un concentrato di emozioni, storie, avventure, potenza, immagini, vibrazioni, ma soprattutto è  una enorme Passione…” .(da “Il Settimo Figlio”, Arcana Editore)

Maiden-England-Tour-10.


Così inizia un lungo racconto, di un legame profondo, di un rapporto speciale che continua ancora oggi dopo ormai 3 decadi.

Come in tutti i rapporti così come nella vita, ha avuto alti e bassi, momenti di grande entusiasmo e qualche delusione, qualche “perché” che resterà senza risposta, tanti ricordi ed emozioni incancellabili ma certamente manterrà un posto fisso e continuo dentro di me. La mia “fede” nei confronti di questa band è rimasta costante nel tempo, da appassionato talvolta anche critico come solo l’entusiasta emotivamente coinvolto sa essere.

Negli anni ho trovato modo di soddisfare la mia fame di Maiden in ogni modo: ho avuto la fortuna ed il grande piacere di conoscere personalmente - ed incontrare quindi più volte - i membri della band e del loro entourage ed oggi casa mia fatica ad ospitare gli oltre 1200 articoli che li riguardano, tra vinili, cd, copie promozionali, cofanetti,  libri e memorabilia varia proveniente da ogni parte del globo… insomma, un fan ed un collezionista incallito.

Di recente ho avuto la grande opportunità – e ringrazio chi me l’ha data - di poter partecipare con la mia testimonianza e le mie foto ad un libro che racconta, insieme al contributo di altri, il loro ultimo concerto a Milano nel giugno 2013 che ha celebrato la riproposizione live di quel capolavoro che è  “Seventh Son of a Seventh Son”, disco targato 1988.

Maiden-England-Tour-12.
Per me è stato il loro 20°concerto cui ho assistito ma quello che ho scritto non è la recensione dello spettacolo bensì il racconto di un lungo viaggio, di un percorso personale che si chiude dopo 5 lustri, ricco di emozioni e ricordi, sentimenti e vittorie.

Ho trovato negli anni la forza, il piacere e la voglia di buttarmi nelle cose, mi son divertito a scoprire (e scoprirmi), ho cercato e trovato nuovi canali d’espressione, ho dato libero sfogo a mie pulsioni e idee, realizzandole, fantasticando, creando, inventando… traendone spesso un profondo appagamento e sempre grande stimolo.

Aver avuto la possibilità di partecipare a questo libro è stata quindi una fantastica opportunità che non mi son lasciato certo sfuggire: ho dato libertà ai miei ricordi ed alle mie sensazioni traducendole in lettere, mettendo nero su bianco un racconto di vita personale, calato nel tempo e nello spazio, dal 1988 a oggi, da Modena a Milano. Scrivere poi di questa mia grande passione ha reso tutto ancor più facile ed entusiasmante!

Dopo tanti anni i Maiden continuano sempre a trasmettermi emozioni profondissime, sono parte di me, son cresciuto con loro ed al contempo sono anche un legame indissolubile con quel bambino di undici anni che li scoprì a scuola.

Partecipare e dare il mio contributo a questa pubblicazione ha rappresentato nel suo piccolo la concretizzazione e l’espressione, la realizzazione ed il riconoscimento di una mia grande passione: il fulcro è la soddisfazione personale, la musica è in realtà un pretesto ed una scusa per dipingere un cammino, il libro semplicemente un mezzo.

Non importano i gusti (anche musicali…) perchè il vero valore è trovare cosa piaccia davvero, farlo proprio, mettendo dentro parte di se stessi con creatività e trasporto emotivo: trovare le proprie passioni, il modo di esprimerle e celebrarle è una delle vie, la soddisfazione arriverà presto e con merito.

UP THE IRONS!

Edo

Maiden-England-Tour-65.

Links utili:

Presentazione

http://www.arcanaedizioni.com/index.php?page=shop.product_details&category_id=6&flypage=flypage_arcana_2.tpl&product_id=329&vmcchk=1&option=com_virtuemart&Itemid=53

Recensione

http://www.metal.it/article.aspx/109/il-settimo-figlio-iron-maiden-in-italia-1988-2013/

Video 7th Son Live (Finale)

http://vimeo.com/74553894

gufo sul ramo.

Sono una mamma e ho cresciuto due ragazzi , uno adesso è un uomo ormai e l’altro è ancora bambino.

Qualche sera fa a tarda ora, stavo per andare a dormire che mi accorgo che il mio piccolo Mirco ancora non dorme, vedo muoversi le coperte e scorgo i suoi occhi fissarmi nel buio.
Non vuole chiamare ma io l’ho già sentito.
Allora vado a vedere. Lui non riesce a dormire e mi dice che la notte è tanto buia quella sera, e i suoni sono misteriosi e si sente tanto solo. Anche il gatto che di solito indugia ai piedi del suo letto non è venuto, è perso chissà dove, forse dal fratello, che dorme in mansarda sotto l’abbaino. Avrebbe voluto quindi che io restassi con lui .
Allora mi sono seduta sul letto al suo fianco e mi sono ricordata di quella volta che da bambina andai nel bosco nella Val di Fassa in campeggio con le guide e gli scout e ho cominciato a raccontare…

Avevamo messo le tende al pomeriggio in una radura al centro di un boschettoe dopo la cena intorno al fuoco ci eravamo avvolti nei sacchi a pelo, che non erano morbidi e caldi come i letti di casa. Passato il primo momento di eccitazione eravamo in attesa del sonno e in ascolto.
Anche quella notte era stata nera e misteriosa . Fuori c’erano ombre strane e rumori stregati, ogni tanto gridava un gufo.
Sotto di noi ad ogni movimento erano scricchiolii degli aghi di pino, rami e foglie secche.
Era la prima volta per me e avevo paura, rabbrividivo in silenzio. In tenda con noi ragazzi c’era il capo scout, piu’ grande, a cui non era sfuggito il nostro timore, così sorridendo ci aveva detto:

- Non dovete aver paura gli alberi del bosco ci proteggono come un tetto mentre stiamo dormendo, forza cantiamo un’ultima canzone..-

Terra di betulla,
casa del castoro,
là dove errando va il lupo ancora.
Voglio tornare ancoral mio bel lago blu.

Bundidi aidi
bundidi aidi
bundidi aidi bu.
Bundidi ai
dibundidi aidi
bundidi aidi bu.

La mia canoa
scivola leggera
sulle lucenti vie
del grande fiume.
Voglio tornare ancora...

A bassa voce per non ridestare nessuno delle tende vicine.

Io che ero vicina all’entrata della tenda e ne approfittai per guardare fuori.In alto fino alla cima degli alberi piu’ alti e oltre.
E pareva davvero che si ergessero maestosi a formare una cupola sulla nostra radura. Una brezza leggera muoveva le fronde ed improvvisamente il buio non era piu’ così buio perché mi accorsi che distinguevo i contorni e le forme. Lassu il cielo, dove vedevo luccicare stelle tremolanti .

milva-campeggio.



Un alito d’aria mi colpi il viso e penetrò dentro di me percorrendo tutto il mio corpo. Mi ritrassi dentro la tenda raggomitolandomi nelle coperte che ormai si erano scaldate, il torpore del sonno mi stava raggiungendo.
Sentivo ancora il gufo ma questa volta la sua voce era ovattata e mi sembrava una canzone della buona notte.

Buona notte anche a te

E mi addormentai nella notte nera ormai amica.

Abbasso lo sguardo ecco ora dorme anche Mirco, sento il suo respiro leggero.
Forse sta sognando di essere nel mio bosco sotto le stelle.

Milva

gruppo-scout-carpi-4bosco.

Gruppo Scout Carpi 4

Questa è la storia di una coppia di falchi  di nome PIETRO E PIETRINA.

PIETRO-E-PIETRINA.

Non si tratta di rapaci qualsiasi, sono infatti due splendidi esemplari di FALCO di ELEONORA, più comunemente chiamato FALCO DELLA REGINA. Probabilmente nessuno di voi ne ha mai sentito parlare. Appartengono a una specie migratrice, stanziata in areali di distribuzione molto ristretti. Durante la stagione invernale, i nostri PIETRO e PIETRINA assieme ai loro simili, vivono nella parte Nord del Madagascar.

Mentre con l’arrivo dell’estate (maggio-giugno), si spostano e vengono ad occupare gran parte delle piccole isole che costellano il mar mediterraneo, le coste dell’ALGERIA, del MAROCCO e delle CANARIE.  LE-SCOGLIERE-DEI-FALCHI-sNella fattispecie la nostra coppia si stabilisce su un piccolo terrazzino di una scogliera dell’ISOLA DI SAN PIETRO, situata al largo della costa sud-occidentale della Sardegna. Gli sono stati affibbiati questi due bizzarri nomi in onore di una simpatica coppia di anziani nativi dell’Isola, che parla in dialetto tabarkino (dialetto dell’Isola di San Pietro), con un rito e uno scambio di battute tali che definirlo serrato sarebbe un eufemismo.

E come questa anziana coppia, anche la coppia di falchi si scambia continui versi e richiami, che non lasciano alcun dubbio sul nome con cui chiamarli.

In seguito ad un periodo di corteggiamento, necessario a rinsaldare il rapporto, vi sarà la cova, che dura in media 28 giorni. Durante questo periodo, PIETRO si reca nell’entroterra per procacciare insetti. PIETRINA, al contrario, resta nel nido a covare, concedendosi solamente brevi soste. Una volta terminato il periodo della cova, c’è la schiusa delle uova. Questa è forse la fase più particolare della vita di PIETRO, PIETRINA e dei loro pulcini, perché, da insettivori, mutano il loro regime alimentare e divengono carnivori, cacciando i piccoli migratori, provenienti dal NORD e diretti in AFRICA.

Riescono così a far crescere la nuova generazione forte, sana e soprattutto in tempo breve, grazie ai grassi e alle proteine contenuti nella carne.

IL-NIDO. Durante i primi giorni di vita, sono i genitori a nutrire i piccoli. Ma quando questi ultimi hanno due o tre settimane, cominciano ad uscire dal nido e a fare i primi voli di prova, e sono in grado di nutrirsi autonomamente. Di conseguenza, i genitori creano delle vere e proprie dispense, in zone limitrofe al nido, ove conservare anche due, tre o quattro uccellini. Passa ancora qualche settimana; poi, verso i primi di novembre, quando ormai le giornate si fanno troppo fredde e corte, vediamo i primi gruppi di falchi spiccare il volo, diretti verso le foreste Malgasce.

 


In mezzo a tanti, crediamo di scorgere anche i nostri PIETRO e PIETRINA e i loro giovani falchi. Questi ultimi, l’anno prossimo, non torneranno sull’isola natia, ma si uniranno ad altri gruppi, diretti verso differenti colonie, per non perdere lo scambio genetico. Al contrario PIETRO e PIETRINA torneranno, come ogni anno, e ancora una volta danzeranno elegantemente il loro volo antico, la cui origine si perde nel tempo e nel blu profondo del cielo e del mare, anch’essi confusi in una armoniosa unione senza tempo.

Shami

TRAMONTO-SULL'ISOLA.

Le foto dei falchi sono di Bruno Berthemy

Pubblichiamo la storia della malattia del gatto pelucchino ZAGOR e della sua padroncina SABRINA e del lungo cammino insieme verso la guarigione, una guarigione inattesa e neppure concepita nel pensiero di lei, ma viva e forte nel cuore di lui.

Ci auguriamo che raggiunga tante persone e che possa essere utile. Ma anche che altri abbiano voglia di condividere le loro storie di vita.

ZAGOR.

 

Cara ENRICA


quante cose.... devo dire che a volte da una storia tragica ne deriva un'esperienza eccezionale. Vale per la mia avventura con ZAGOR che è una grandiosa esperienza. Io dico che lui è il mio "maestro" ma ha fatto di più, ha fatto qualcosa anche per chi mi ha assistito e seguito, ha stupito tutti (questa storia fa molto riflettere) e aiutato anche la veterinaria omeopatica che non ci ha mai abbandonati nonostante fosse a casa e in pieno periodo parto, grazie ad internet ci ha seguiti in questi mesi e aiutati. Le sono infinitamente grata. Comunque lei stessa mi scrive queste belle cose, in due mail che ti riporto esattamente con le sue parole...

Bene bene. Devo dire che ZAGOR sta dando coraggio a tutti, e soprattutto a me! Perchè è la prova vivente che l'omeopatia è una grande medicina che fa miracoli. ZAGOR non solo ha una grande forza, ma ha avuto la fortuna di capitare in una casa di persone intelligenti ed illuminate che hanno creduto in lui fino in fondo e questo gli sta salvando la vita. Bravo ZAGOR e brava SABRINA. Se tutti i proprietari fossero come te io potrei lavorare come vorrei (cioè fare solo omeopatia) e molti animali vivrebbero più felici e più a lungo.
Continuate così!

Un bel racconto, quasi una favola a lieto fine...
ma tu ci pensi a quanti proprietari decidono per l'eutanasia in situazioni simili? Ti dicono. "almeno per gli animali si può fare, magari si potesse fare l'eutanasia anche agli uomini!". Ma tu ti rendi conto? Quante volte ci ho riflettuto! La gente non sceglie per il bene dell'animale, ma sceglie il certo per l'incerto, sceglie di affrontare un dolore subito, breve ed intenso ma sicuro piuttosto che trovarsi nell'incertezza del non sapere se, come e quando succederà. Nemmeno più il diritto di morire lasciamo ai nostri animali! E complici di tutto ciò sono i veterinari, che offrono l'eutanasia come "ultima soluzione".....ma sarà mica una soluzione??!!!
Per questo la storia di ZAGOR mi da coraggio.

Ho sottolineato la frase perchè trovo che abbia colto l'essenza

Cosa mi insegna tutta questa esperienza? Molto, moltissimo, una vita.....

Prima di tutto il coraggio delle proprie scelte. Sono fiera di me, e un po' più forte perchè ho deciso in base a quello che ritenevo giusto, quello che sentivo (in questi anni mi sono molto documentata sull'accompagnamento degli animali proprio perchè ho un animale anziano), quasi nessuno di quelli che conosco avrebbe fatto quello che ho deciso, non ho ascoltato gli altri tanto il classico era "ma non farlo soffrire" e quindi tutti a pensare la solita cosa, fai che sopprimerlo. Certo poi sembrava una perdita di tempo la mia idea di fargli delle flebo idratanti e con aminoacidi tanto il pensiero era, "deve morire e non servono a salvarlo, insomma perdi del tempo" Ma sono andata avanti per la mia strada. Non avevo certezze ovvero solo che non c'era scelta ma comunque per me era improponibile l'idea di chiudergli gli occhi, perciò ho cercato di metterlo a suo agio e di amarlo e prendermi cura di lui lasciandogli la libertà di decidere, quando e come andare. E lui mi ha stupita.

Secondo esistono delle capacità di recuperare degli organi degli esseri viventi che vanno oltre il comprensibile umano, insomma davvero sono in grado di fare cambiamenti eccezionali e straordinari, quindi la sentenza di un medico o veterinario in base a quello che è lo standard non è ora colato, o forse lo è seguendo i percorsi standard medici. E poi le parole hanno il valore che gli dai, non sono la realtà, la verità. Credo che questi siano i miracoli.....E perciò la parola speranza non deve mai morire.

Terzo ho la conferma che il digiuno è un grande strumento di guarigione del corpo, lui me l'ha dimostrato. La sua natura gli ha insegnato ad ascoltare il corpo e così per quasi tre mesi non ha mangiato. Nessuno gli ha detto non mangiare, il suo corpo semplicemente gli ha insegnato la strada. Un digiuno che fa un baffo a quello di Cristo...e io credo che questo gli abbia permesso di rigenerare il suo fegato, organo completamente compromesso a quanto pareva, addirittura il suo intestino che tendeva ad essere stitico con feci molto secche è tornato perfetto. Ora tu pensa, noi invece quando siamo malati ci obblighiamo a mangiare anche se non abbiamo voglia e peggio che peggio magari delle porcherie per stuzzicare lo stomaco ad ingerire qualcosa....insomma il non mangiare ci scatena paura, è proprio una ossessione quella che abbiamo per il cibo.

Quarto ho osservato e vissuto da vicino il percorso malattia/guarigione attraverso un essere speciale. Dico essere speciale perchè gli animali hanno davvero una marcia in più rispetto all'essere umano, hanno quella capacità di accettazione, consapevolezza nell'ascoltare il corpo e gli organi nelle loro necessità senza porre limiti. Hanno la capacità di fermarsi, di adattarsi ad una nuova quotidianità senza disperarsi o accanirsi. Ho visto tutte le sue fasi da quando si è conclamata la malattia (la sua generazione certo risaliva a molto tempo prima) con la sua perdita di forze e la chiusura in se stesso e il riposo ad oltranza nel cesto, il riposo dalla vita quasi si fosse messo in "aspettativa", alla ripresa lenta che riparte con piccolissimi gesti che cogli. Ho visto il suo corpo scaricare....10 giorni prima della ripresa, attraverso gli occhi, ha scaricato in maniera veramente copiosa muco dagli occhi e ha smesso quando ha iniziato a riprendersi. E anche nella ripresa non c'è la fretta del tutto subito, ma con la pazienza di ricominciare poco per volta. E così lo osservavo giorno per giorno, e vedevo che una mattina cominciava a lavarsi una zampetta e poi qualche giorno dopo la lavava con più intensità e si passava il musetto e poi nei giorni e nelle settimane scorgevo sempre cose nuove.E’ un continuo divenire ed è bellissimo il ritorno alla vita, osservarlo mi ha regalato tanta gioia nel cuore.

Quinto l'omeopatia non è acqua fresca come vogliono farci credere, funziona, sempre, anche nei casi gravi, ma richiede pazienza, costanza, tenacia ed è veramente qualcosa di eccezionale rispetto alla medicina allopatica. Non genera effetti collaterali e lascia lavorare il corpo. Certo, noi siamo abituati al ‘’ tutto subito ‘’, abbiamofretta e paura e le nostre medicine tradizionali ci servono su un piatto d'argento una soluzione tampone a queste nostre necessità. Peccato che non sia una soluzione per la nostra salute.

Sesto, dopo tutto questa vicenda ho imparato veramente a provare la gioia per le piccole cose. Tutto è diventato speciale, anche i gesti di quotidianità che sono la normalità della vita e che si sottovalutano, dandoli per scontati. Nulla è scontato, ma è pura vita e ora lo osservo con il cuore pieno d'amore lavarsi, mangiare, correre. Tutto diventa importante, ma anche fonte di gioia. Dovremmo ricordarcelo più spesso soprattutto quando ci perdiamo nelle nostre paranoie psicologiche che alla fine sono pure palle della mente.

Settimo, quanto è grande il legame tra animale ed essere umano con cui esso convive...Dipende da come hai convissuto e soprattutto da te, ma può essere enorme e soprattutto è puro amore. ZAGOR ed io in questi anni abbiamo condiviso di tutto e ora anche un percorso di guarigione assieme. La sua malattia si è conclamata proprio quando io ho preso coscienza del mio problema di salute ed ho deciso che dovevo prendermene cura. Tutto è cominciato a muoversi al rientro dalla mia vacanza: quando io mi sono resa conto che, oltre al bubbone sulla gamba, avevo creato anche un fungo e non potevo più far finta di nulla, lui ha iniziato a non mangiare. Il 20 ottobre la sua ecografia dettava la partenza di tutta questa storia, il 28 ottobre facevo consulenza con ENRICA. Lui mi ha mostrato la strada, viaggiando avanti a me, portandomi per mano. Mi ha insegnato ad accettarmi ed accettare, mi insegna la pazienza, la calma, ad ascoltare il corpo ed ascoltarMi e tutto quello che ho scritto finora.
Posso dire allora...quanta saggezza c'è in quel piccolo esserino peloso...e allora quanto male facciamo noi uomini a questi esseri veramente speciali...e lo sono sempre ‘’ speciali ‘’, anche se di allevamento e non nati liberi.

Ottavo, ho chiesto all'universo un miracolo per ZAGOR...e l'universo mi ha esaudita, questa è la seconda volta che capita (la prima è un altra storia di cui parlerò). Ma allora è vero che l'universo lavora per ciò che gli chiediamo, se fatto nella maniera giusta! Non so per certo quale sia la maniera giusta, ma ricordo che ho volto il pensiero all'universo per lo ZAGOR, poi ho lasciato andare questa richiesta pensando che stavo chiedendo troppo e che era una bella pretesa la mia, in fondo è vecchierello e poi tutti lo vogliono per i propri cari, così con molta pace mi sono preparata ad accettare il suo viaggio.

 

zagor-sabrina-dormono.


Vorrei aggiungere ancora qualcosa a tutto il mio manoscritto:

Nono, per ZAGOR si è formata una sorta di catena di energia d'amore creata dal pensiero da parte di tutte le persone che conosco che amano gli animali, tutte hanno condiviso con me l'idea del dispiacere di perdere un animale amato e tutte hanno volto a lui ogni tanto il loro pensiero. Questo insieme di pensieri d'amore ha formato una catena di energia positiva volta all'universo, è stata una sorta di preghiera che ha rafforzato la mia richiesta personale.

Decimo, c'è una parola importante da pronunciare, una parola tanto sfruttata, tanto inseguita, dramma e gioia della vita umana: Amore. Il punto è che la parola è parola, solo cinque lettere anche facili da pronunciare ma l'essenza è pura energia, emozione da vivere dentro e cogliere... è lavoro di una vita. Ma se cogli l'essenza, impari a riempire il tuo cuore di un'energia speciale. E' qualcosa che non si insegna e non si impara ma che ti farà incontrare la vita attraverso le tue esperienze, ecco perchè sono così importanti e dobbiamo accettarle. Nella vita tutto ha un senso. E nell'amore non esiste limite dettato da razza, specie, esiste un "cuore" che ama al quale non importa cosa dice la ragione. Quel Essere pelosino non ha meno importanza delle persone della mia vita, anche se le regole vogliono dirti che non può essere così perchè è solo un animale. Al mio cuore non frega nulla delle regole umane e sono ben lieta di annunciare che la nostra è una grande storia di amore, con stessa intensità e importanza di quelle umane. Non bisogna avere paura e limiti ad amare, nel nostro cuore c'è uno spazio inesauribile e possiamo permetterci di amare tanti esseri, tante persone e ce ne sarà sempre tanto e abbastanza per tutti. E ogni amore sarà speciale e diverso, quanto speciale e diverso è ogni essere vivente. Ogni amore ti aiuterà ad aprire il cuore, ti regalerà qualcosa di nuovo, ti renderà la vita più bella, ti renderà più forte. Tutto questo se aprirai il cuore. Questo è il segreto che contiene questa immensa parola e non può essere altro che energia positiva, se non lo è, vuol dire che non ti sei ancora sintonizzato sulle frequenze giuste.

Undicesimo, all'amore ho imparato ad abbinare la gratitudine. Anche questa non è solo una parola, è un'energia, una emozione e la vivi, non puoi importela. La gratitudine è una sorta di gioia, felicità che provi e dedichi a tutti, ma in primis all'universo in ringraziamento di tutto quello che hai, dell'amore che provi, del bello che ti circonda.

C'è da aggiungere che ovviamente tutta questa bella avventura con lo ZAGOR è stata un percorso vivendo, certo quando è iniziata non ho pensato: ‘’ bene faccio così perchè ora vedrai che qualcosa di speciale succede ‘’. Tanto è vero che il primo mese e mezzo avevo crisi di pianto ad ogni occasione; poi ad un certo punto mi sono fatta una ragione e ogni giorno che passava ringraziavo di averlo ancora avuto con me per un altro giorno. Infine, quando ho visto che teneva duro e ricominciava a piluccare, mi sono detta: "ma vuoi vedere che non ha davvero intenzione di andarsene? " anche se da un lato cercavo di non illudermi troppo. In più, aggiungo che, seguire una situazione del genere, ci vogliono tanta pazienza e dedizione, perchè è chiaro che quei mesi abbiamo avuto vomito, diarrea , un po' di tutto e invece ora pelucchinoZAGOR ha deciso che quello che vuole, lo vuole presto e subito. Così te lo urla a squarciagola. Se ha fame, urla MIAOOO, se ha sete (e, nota: ora beviamo solo a canna nel bidet perchè ci piace l'acqua che scorre e non quella rafferma in tazza) urla MIAOOO e ti accompagna in bagno, se vuole uscire sul balcone MIAOO, se vuole che ti siedi per terra per venire sulle gambe MIAOOO...e questo vale per il giorno ma anche per la notte. Quindi il mio sonno viaggia a rate. Ma sono felice che sia qui e stia bene, e quindi vivo con serenità il tutto e non mi arrabbio mai. In realtà i miei gatti per me sono comunque sempre fonte di gioia, mi si riempie il cuore solo a guardarli, quando si rotolano nei cesti o si lavano o ti fanno le coccole, io li considero una sorta di pila energetica che mi ricarica.

Con amore SABRINA.

sabrina-e-zagor.




Nota:
Dalla ecografia la diagnosi dello Zagor era: fegato iperecogeno diffusamente, ispessimento pareti cistifellea e massa complessa a ridosso della cistifellea. Con l’omeopatia si è lavorato con il suo rimedio di base CAUSTICUM

 

zagor-letto.


Queste sono immagini di quando ZAGOR ha iniziato a riprendersi.....le prime volte che si lavava e  poi la fase con zone di pelle viva perchè si strappava via i blocchi di pelo morti...


zagor-ammalato. zagor-sta-bene.

E’ Natale ma ZAGOR sta proprio tanto male

zagor-cesto.

C'era una volta un topino che aveva un amico molto speciale: un lemure.

 

lemure-topino.

Il topino era molto affezionato al suo amico perchè, quando lasciò la sua terra natia, la Val Topina, durante le sue peregrinazioni e quando meno se lo aspettava incontrò un lemure in viaggio come lui alla scoperta di un mondo sconosciuto.

Il topino era un po' spaventato da tutti i pericoli che potevano nascondersi dietro ad ogni angolo, ma nonostante questo aveva comunque preso il coraggio a due mani e aveva deciso che il suo destino doveva essere lontano da ciò che aveva sempre conosciuto, il piccolo mondo della Valle.Lì in Valle si stava bene, tutti erano topini come lui, tutta la sua famiglia abitava lì da sempre, ma il topino sentiva di essere fatto per qualcosa di più e di diverso. Per questo un giorno salutò tutti i suoi cari e partì, un po' tremolante ma determinato a farcela, alla scoperta di tutte le meraviglie che il suo destino gli avrebbe riservato.

Durante il faticoso viaggio aveva subito molte delusioni, il mondo non era poi così bello come se lo immaginava e tutti quelli che aveva incontrato e ai quali si era affezionato, lo avevano prima o poi abbandonato o deluso. Il topino si sentiva stanco e iniziava a pensare che forse era meglio per lui tornare in Val Topina, al sicuro tra i suoi simili; avrebbe vissuto una vita forse un po' noiosa, ma certamente sarebbe stato circondato da persone che lo apprezzavano e lo amavano per quello che era.

 

Una notte vagabondava per la città da solo e sconsolato rimuginando su questi pensieri e improvvisamente, girando l'angolo, uno strano essere gli piombò addosso e lo travolse facendolo cadere a terra. Una volta riavutosi dallo spavento, il topino si rimise in piedi e, pulendosi i vestiti tutti imbrattati di fango, rivolse il suo sguardo più furioso a quell'incivile che lo aveva buttato a terra!

Il topino non aveva mai visto nulla del genere: era molto alto, piuttosto agitato, con gli occhi un po' fuori dalla testa e, soprattutto, non si era mai visto nessuno più spettinato di lui!! Se ne stava lì, in mezzo alla strada, con gli occhi stralunati e una gran sorriso stampato in faccia, come se per lui fosse naturale andarsene in giro a buttare per terra topini. Davanti al suo sorriso la rabbia del topino svanì, si avvicino a si presentò. Fu così che diventarono amici inseparabili, il topino spesso se ne andava in giro tenendosi stretto sulla spalla del lemure e tutte le persone che incontravano si giravano meravigliati ad osservare questa strana coppia.

La coppia davvero non poteva essere più bizzarra e, agli occhi di qualcuno, anche peggio assortita: quanto uno era piccolino, tanto l'altro lo compensava con la sua altezza, la paura di uno era superata dall'audacia dell'altro e l'esuberanza di una metà della coppia placata dalla tranquillità dell'altra metà. Non potevano essere più diversi, ma una cosa li accomunava e li rendeva speciali insieme: la voglia di crescere e di farlo con il sorriso sulla bocca. Insieme si facevano grandi risate e la sera, dopo lunghe giornate

Topoesploratore.

di cammino, si addormentavano sempre vicini, felici di essere insieme e di avere trovato l'uno per l'altro un tesoro così prezioso.

Venne Natale e il topino e il lemure decisero di farsi i regali, ora erano una famiglia e in famiglia ci si fanno i regali per dimostrarsi quanto bene ci si vuole.

Il topino sapeva che il sogno del lemure era di possedere una bellissima e caldissima sciarpa viola, da indossare durante i loro lunghi tragitti per proteggersi dal freddo.
Si mise subito alla ricerca della sciarpa perfetta, il suo amico meritava il meglio che il mercato potesse offrire e per questo si diresse verso il Paese delle sciarpe, lì sicuramente avrebbe trovato quanto cercava! Tutti in quel paese non facevano altro che fabbricare sciarpe, dalla mattina alla sera, di ogni tipo e colore, sicuramente avrebbe avuto solo l'imbarazzo della scelta! Partì dunque alla ricerca della sciarpa con in tasca tutti i suoi risparmi, era disposto a non badare a spese pur di far felice il suo amico. La ricerca però si rivelò molto più faticosa del previsto: nel Paese delle sciarpe il colore viola era scomparso! Il paese vicino, che fabbricava solo guanti, era da sempre invidioso del viola usato nel paese delle sciarpe e, nottetempo, decisero di rubarlo!
Gli abitanti del paese delle sciarpe erano disperati e anche il topino era angosciatissimo perchè il sogno del suo amico era proprio di possedere una sciarpa viola, di quel viola che il paese delle sciarpe aveva inventato!

Cercò di non perdersi d'animo e chiese a tutti gli abitanti del paese se per caso, in qualche cantina, non fosse rimasto anche solo una piccola sciarpina viola, ma nulla, il viola era proprio scomparso.

Affranto e sconsolato, dopo aver bussato a tutte le porte del paese, il topino si lasciò cadere sui gradini di una vecchia casa del paese, apparentemente disabitata, e iniziò a piangere e a disperarsi:
“Quanto sono sfortunato!!! Non riesco nemmeno a trovare una sciarpa per il mio amico!! Ora dovrò tornare a mani vuote e lui non vorrà più vedermi, tornerò ad essere solo e nessuno vorrà mai più diventare mio amico!!!!”

I suoi lamenti disperati attirarono l'attenzione della vecchina che abitava all'interno della casa, una strega che nessuno in paese voleva avere come vicina, perchè tutti dicevano che faceva il malocchio. In realtà la vecchina era una strega buona, ma il suo aspetto poco gradevole alimentava i pregiudizi della gente che, per questo, l'aveva allontanata e ora la vecchina viveva segregata in quella catapecchia con la sola compagnia delle sue piante magiche.
Il pianto del topino l'aveva toccata molto e decise che lo avrebbe aiutato, purtroppo però anche lei non possedeva più il colore viola e anche la sua magia non poteva aiutarla.
In casa conservava però vari pezzi di lana, che uniti insieme, potevano fare una sciarpa lunghissima e caldissima e propose al topino di provare a fare la sciarpa per il suo amico con questi pezzi. Lo invitò in casa e poco alla volta riuscì a calmarlo, gli offrì una tazza di una bevanda calda che lo fece sentire meglio

lemure-sciarpa.

e, dopo qualche insistenza da parte della vecchina, ancora con gli occhi pieni di lacrime e il nasino sgocciolante, il topino si convinse che forse poteva provare a fare quanto gli avevo chiesto la vecchina.

Il topino non aveva mai fatto nulla del genere, non si era mai cimentato nella realizzazione di una sciarpa, ma a poco a poco, si accorse che le sue mani lavoravano da sole, come se fossero le mani di qualcun altro.
“Hai fatto una magia alle mie mani?” chiese il topino alla strega
“Non sono io che ho fatto una magia alle tue mani, ma l'amore che provi per il tuo amico. Realizzerai la sciarpa più bella del mondo, il tuo amore per lui ti farà fare il regalo migliore che lui abbia mai avuto”

La sciarpa diventò bellissima, lunga, calda, morbida, perfetta per il collo del lemure, il topino la incartò, mise un fiocco enorme e fiero della sua opera, dopo avere ringraziato la vecchina e averle promesso che sarebbe tornato insieme al lemure per passare insieme il Natale, se ne tornò fiero e pieno di amore dal suo amico.

Mentre ritornava al villaggio dove aveva lasciato il lemure ripensò alla sua avventura e capì che non c’è soldo che possa comprare l’amore, la vicinanza, l’amicizia e nessuno nobile di cuore come il suo amico lemure penserebbe mai di abbandonare un vero amico solo perché non è riuscito a trovare un regalo costoso.
La sua sciarpa dai mille colori, fatta con pezzi di scarto e da mani inesperte, ma fatta pensando all’amico, qtopino-berrettouella sciarpa sarebbe stata la migliore sciarpa del mondo.
Quando arrivò dal lemure non stava più nella pelle, corse subito a raccontargli della sua avventura e volle che il lemure aprisse subito il regalo, perché nel frattempo si era fatta la vigilia di Natale. Il lemure rimase sbalordito dal suo regalo, ma ancora più sbalordito fu il topino quando vide cosa gli aveva donato il lemure: un berretto di lana fatto con gli stessi pezzi che lui aveva usato per fare la sciarpa!! Quella era lana magica, anche il lemure aveva incontrato la vecchina; la strega aveva regalato anche al lemure la sua ospitalità e il suo conforto e anche il lemure aveva fatto il berretto per il topino con le sue mani.

Orgogliosi dei loro regali si incamminarono verso la casa della strega per ringraziarla e passare con lei un Natale meraviglioso, il migliore che potessero sperare di passare: erano insieme, avevano trovato un'altra amica ed avevano i loro bellissimi regali a tenerli caldi e uniti.

 

Aba Bulgarelli

Natale 2011

autunno.

Dedicato a ROSA UBEZIO, morta in Namibia il 15 Agosto 2011

 

 

La chiamavamo affettuosamente Uby, era un insegnan­te vecchio stampo che credeva nel decoro dell'abbigliamento, del comportamento, che sapeva trasmettere la propria materia con passione e semplicità, e per questo i ragazzi l’hanno sempre amata e rispettata. Era una sor­ta di istituzione scolastica, come lo sono stati alcuni in­segnanti di vecchia generazione che hanno sempre ama­to e creduto nel proprio lavoro e restano persone indimen­ticabili, senza di loro la scuola pare non sia più la stessa. Aveva un sorriso solare, un ottimismo innato, voglia di vi­vere e di fare e infatti la pensione non l'aveva spenta an­zi le aveva dato l'occasione per praticare tutte le sue pas­sioni. Sfrecciava per la città con la sua vecchia bici sempre ricca di impegni e di entusiasmo e invidiavo il suo “sti­le" di essere pensionata dicendo anche io in quei giorni vorrei essere così. Credo non abbia nulla da rimpiangere, seppur una vita non troppo lunga, seppur una partenza in un momento in cui era ancora piena di energia, seppur tutto così all’improvviso.


HA VISSUTO,

ha vissuto come voleva e ha lasciato un segno indelebi­le nel cuore di chi l'ha conosciuta come me, tanto che vi­vrà sempre nei nostri ricordi, e non è poco. Questo è il mio saluto e anche ricordo di una collega speciale che ho spes­so aiutato quando "litigava” con il computer, accompagna­to nelle sue uscite scolastiche e che il sottile legame di af­fetto che si era creato ci ha legato per sempre.

Sabrina Baraldi

ITIS "G.C. Faccio" Vercelli

ACQUARIO
di Giada Taddei

GIADA-DAL-MARE.

Dal suo viaggio tra i pesci dell’Acquario di Genova, Giada ci ha portato delle foto bellissime. Ci piace pubblicarle con piccoli cammei tratti dalla storia umana tra i pesci. Buona lettura e buona visione.


Attinie

… sulle conchiglie trainate dai paguri stanno talora le attinie, dette anche anemoni di mare o rose di mare, che aderiscono saldamente con il loro largo piede alla superficie esterna della conchiglia, nascondendola completamente…

una vita in comune che è reciproco scambio di servizi: l’attinia protegge il paguro, tenendo lontani gli eventuali aggressori, grazie ai suoi corpuscoli urticanti di cui sono gremiti i suoi tentacoli, capaci di tramortire pesciolini e gamberetti. Il paguro, a sua volta, portando a spasso la sua compagna, ne facilita l’alimentazione cambiando spesso dimora, ma anche con i resti dei suoi pasti. E quando il paguro, essendo cresciuto, ha bisogno di una conchiglia più grande, trasporta la sua ospite su quella nuova, inducendola con curiosi palpeggiamenti a staccarsi dalla vecchia….

 

attinie.

 

La grande foca di Sule Sherry
(Ballata delle Isole Shetland)

Una nutrice di questa terra siede e canta,
e sempre canta. ‘’ oh mio piccino,
so così poco del padre del mio bambino
e ancor meno della terra su cui egli cammina ‘’

Allora egli sorse ai piedi del suo letto
e un ospite assai lugubre egli era
‘’ Eccomi qui, il padre del tuo bambino
Sebbene io non sia avvenente

Sono un uomo sulla terra
Sono una foca nel mare
E quando sono lontano, lontano dalla terra
La mia dimora è nel Sule Sherry ‘’

‘’ Non fu giusto ‘’ disse la bella fanciulla
‘’ non fu giusto ‘’ ella disse
‘’ che la grande foca di Sule Sherry
venisse qui e mi desse un figlio ‘’

Ora egli ha preso una borsa d’oro
E l’ha posata sulle sue ginocchia
Dicendo: ‘’ Dammi il mio giovane figlio
E prenditi la tua paga di nutrice

E avverrà in un giorno d’estate
Quando il sole brilla ardente su ogni pietra
Che io prenderò il mio giovane figlio
E gli insegnerò a nuotare tra la schiuma

E tu sposerai un fiero cacciatore
Certo un fiero cacciatore sarà
E il primo colpo che sparerà lo sparerà
Contro il mo giovane figlio e
contro di me ‘’

acquario_verde.



acquario_onda.
   



I Delfini

da Eliano

Eno è una città della Tracia e nel suo mare accadde che un delfino venisse catturato dopo essere stato ferito, però non mortalmente, in condizione perciò da poter sopravvivere. Perdeva sangue e gli altri delfini sfuggiti alla cattura si raccolsero in massa nel porto e cominciarono a fare balzi e a dimostrare chiaramente intenzioni poco benevole. Allora gli abitanti si spaventarono e lasciarono libero il prigioniero. I delfini se ne andarono scortandolo come un parente. Com’è raro invece che un essere umano partecipi con tanta premura a una disgrazia che colpisce un suo congiunto…

 

acquario_pesciolini. acquario_pesce.




 

 

 

 

 

 


Il Novilunio
di Gabriele d’Annunzio


Novilunio di settembre
Nell’aria lontana
Il viso della creatura
celeste che ha nome
Luna, trasparente come la medusa marina,
come la brina nell’alba,
labile come la neve nell’acqua
Le Lampade marine
di Gabriele d’Annunzio


Lucono le meduse come stanche
Lampade sul cammin della Sirena
Sparso d’ulve di pallide radici
Borsaccia spira su le rive bianche
Ove il nascente plenilunio appena
Segna l’ombra alle amare tamerici
Sugger di labbra fievole fa l’acqua
Ch’empie l’orma del piè tuo delicata
   

 


acquario_di_giada. acquario_blu.













il Luccio

(canto popolare lappone)


Il luccio vigoroso
Ha bocca di balena
Gola come un torrente
Bazza come vomere
Denti come lupo
Il naso è una canoa
Gli occhi due stelle
Il dorso nereggia
E il fianco è bruno
La trota

di Giorgio Calcagno


… lassù dove il torrente
flagella da millenni un tufo scabro,
irrompe come un turbine nella cascata
che la trota risale, clown acquatico,
perduto verso il cielo …

 

 

 

 

 

 

 

 

 

acquario

“Non sapevo in quel momento che era la fine di tante cose. Quando guardo indietro, adesso, da questo alto monte della mia vecchiaia, ancora vedo le donne e i bambini massacrati, ammucchiati a sparsi lungo quel burrone a zig-zag; chiaramente come li vidi coi miei occhi da giovane. E posso vedere che, con loro, morì un’altra cosa, lassù, sulla neve insanguinata, e rimase sepolta sotto la tormenta. Lassù morì il sogno di un popolo. Era un bel sogno… il cerchio della nazione è rotto e i suoi frammenti sono sparsi. Il cerchio non ha più centro, e l’albero sacro è morto’’.

Riflessioni. Riflessioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Così Alce Nero (Sioux Oglala) ricordava. anni dopo la strage di Wounded Knee/Wakpe-opi-wakpala, uno dei più grandi ed ingiustificati massacri di Indiani da parte dei Bianchi che la storia ricordi.

Tutto ebbe inizio alcuni secoli prima, precisamente nell’ottobre 1492 quando Cristoforo Colombo approdò nelle Antille. Da allora si assistette a continui soprusi, oppressioni e violenze da parte dei bianchi invasori verso i “selvaggi”; tutto ciò solo perché i Uas’ichu (popoli di origine europea) erano convinti che la ragione fosse dalla loro parte, e che Dio li avesse scelti come razza superiore e, di conseguenza, era loro diritto esportare la cosiddetta “civiltà”, e annientare chiunque ne ostruisse l’avanzata. Questo, purtroppo, avvenne esattamente. Ai conquistatori non bastava mai la terra che gli veniva donata ed essi, a causa della loro sete di conquista e di ricchezza, sterminarono intere comunità, molte delle quali vivevano in modo pacifico sulle terre da secoli occupate dalle loro genti.

Riflessioni. Riflessioni.

 

 

 

 

 

 

 

Inoltre va detto che Uas’ichu (popoli di origine europea) e Indiani avevano due visioni del mondo e della vita estremamente differenti e molto raramente riuscirono ad incontrarsi e a costruire un rapporto di pace e di rispetto duraturo, non perché gli Indiani non volessero, anzi erano loro spesso i più convinti che la pace fosse la soluzione migliore, ma per colpa dell’arroganza, della rigidità, del disprezzo e dell’intransigenza che i bianchi provavano nei loro confronti. I trattati che vennero firmati, spesso e volentieri furono infranti dagli americani per primi, e dagli indiani solo quando non gli veniva lasciata altra scelta. Un esempio dell’odio che era presente tra americani e nativi viene ben descritto nel famoso film “Geronimo”, in cui viene narrata l’ultima ribellione da parte del Capo Apache nei confronti dei bianchi e del sistema delle riserve.

Riflessioni. Riflessioni.

 

 

 

 

 

 

 

Altra cosa da fare presente è il fatto che nonostante nella Costituzione Americana venissero ripresi i principi dell’Illuminismo, e venisse detto che tutti gli uomini erano uguali e avevano gli stessi diritti, nei fatti, invece indiani e negri vennero discriminati per lungo tempo, e la loro parola non valeva niente in confronto a quella di un cittadino americano.

Ora quei tempi sono passati, la cultura del cavallo è scomparsa, i bisonti non ci sono più e gli indiani sono solo l’ombra del popolo di un tempo. Gli Uas’ichu sono riusciti nel loro intento e hanno sconfitto un popolo molto più grande di loro. Purtroppo, con la loro fine, è morto qualcosa di grande che in questo mondo non tornerà più.

Gioele Shami Rossi

 

Riflessioni.

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