Il Ritmo nei miei piedi

Il Ritmo nei miei piedi

 

Il Ritmo nei miei piedi

 

 


La danza e' una delle rare attivita' umane in cui l'uomo si trova totalmente impegnato: corpo cuore e spirito. Per il bambino danzare e' importante come parlare, contare o imparare la geografia. E' essenziale per il bambino, nato danzante, non dissipare questo linguaggio sotto l'influsso di un'educazione repressiva e frustrante.


MAURICE BEJART

 


serpenti

 

DA UN'IDEA DI

riccardo_ronzoni.

Riccardo Ronzoni

Fin da bambino la danza e' stata la mia forma di espressione preferita,istintiva. A 18 anni inizio i miei studi di danza contemporanea presso la scuola Centro Danza e Teatro Correggio" di Correggio (RE), e da allora ho sempre approfondito il mio interesse incontrando in workshop e stage maestri e coreografi. Fondamentali per me sono stati, fra gli altri, gli insegnamenti di Claude Coldy e la sua danza sensibile, Inaki Azpillaga, Ivan Wolfe, Herve' Diasnas e David Zambrano.
Il mio interesse e' per una danza che parte dall'ascolto delle proprie sensazioni interne per dargli voce attraverso il movimento. Un corpo libero che si muove guidato dal suo istinto, che riesce ad esprimere le emozioni e le sensazioni che gli risiedono dentro, un corpo che suda, e' per me un corpo che danza.

 

 


Non so danzare sulle punte
-nessuno mi ha insegnato-
eppure a volte, dentro di me,
sento una tale frenesia che
se fossi una ballerina provetta,
eromperei in certe piroette
da lasciare sbalordito un intero corpo di ballo
e in preda all’invidia la sua primadonna.
E anche se non avessi il tutù di tulle
e non avessi ricci nei capelli,
e non mi impegnassi in salti
-con una zampa per aria, come certi uccellini-
e non mi tuffassi in nuvole di piume,
e non rotolassi in ruote di neve
fino ad uscire di scena tra la musica
e gli applausi e i richiami del pubblico
e anche se nessuno sapesse di questa mia dote,
di cui ho appena fatto cenno qui,
e se anche nessun manifesto mi facesse pubblicità,
il mio spettacolo sarebbe sempre “tutto esaurito”
come all’Opera.

EMILY DICKINSON

 
     
 

 

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IL RITMO NEI MIEI PIEDI, IMMAGINI E PAROLE DI DANZA

Lettera alla danza

Parole vibranti quelle che Rudolf Nureyev ci ha lasciato in questo testo. Testimonianza del suo immenso amore per la danza.
Chiunque può trovarvi ispirazione. Chiunque può essere toccato dalle forti emozioni che emergono tra le righe.
Raccontando della danza Nureyev arriva dritto alla vita, portandoci con sé, in quello spazio di universo dove i suoi piedi erano capaci di arrivare.

nureyev-sorriso

“Era l’odore della mia pelle che cambiava, era prepararsi prima della lezione, era fuggire da scuola e dopo aver lavorato nei campi con mio padre perché eravamo dieci fratelli, fare quei due chilometri a piedi per raggiungere la scuola di danza. Non avrei mai fatto il ballerino, non potevo permettermi questo sogno, ma ero lì, con le mie scarpe consunte ai piedi, con il mio corpo che si apriva alla musica, con il respiro che mi rendeva sopra le nuvole. Era il senso che davo al mio essere, era stare lì e rendere i miei muscoli parole e poesia, era il vento tra le mie braccia, erano gli altri ragazzi come me che erano lì e forse non avrebbero fatto i ballerini, ma ci scambiavamo il sudore, i silenzi, a fatica. Per tredici anni ho studiato e lavorato, niente audizioni, niente, perché servivano le mie braccia per lavorare nei campi. Ma a me non interessava: io imparavo a danzare e danzavo perché mi era impossibile non farlo, mi era impossibile pensare di essere altrove, di non sentire la terra che si trasformava sotto le mie piante dei piedi, impossibile non perdermi nella musica, impossibile non usare i miei occhi per guardare allo specchio, per provare passi nuovi.
nureyev-mezzobustoOgni giorno mi alzavo con il pensiero del momento in cui avrei messo i piedi dentro le scarpette e facevo tutto pregustando quel momento. E quando ero lì, con l’odore di canfora, legno, calzamaglie, ero un’aquila sul tetto del mondo, ero il poeta tra i poeti, ero ovunque ed ero ogni cosa. Ricordo una ballerina Elèna Vadislowa, famiglia ricca, ben curata, bellissima. Desiderava ballare quanto me, ma più tardi capii che non era così. Lei ballava per tutte le audizioni, per lo spettacolo di fine coso, per gli insegnanti che la guardavano, per rendere omaggio alla sua bellezza. Si preparò due anni per il concorso Djenko. Le aspettative erano tutte su di lei. Due anni in cui sacrificò parte della sua vita. Non vinse il concorso. Smise di ballare, per sempre. Non resse la sconfitta. Era questa la differenza tra me e lei. Io danzavo perché era il mio credo, il mio bisogno, le mie parole che non dicevo, la mia fatica, la mia povertà, il mio pianto. Io ballavo perché solo lì il mio essere abbatteva i limiti della mia condizione sociale, della mia timidezza, della mia vergogna. Io ballavo ed ero con l’universo tra le mani, e mentre ero a scuola, studiavo, aravo i campi alle sei del mattino, la mia mente sopportava perché era ubriaca del mio corpo che catturava l’aria.
Ero povero, e sfilavano davanti a me ragazzi che si esibivano per concorsi, avevano abiti nuovi, facevano viaggi. Non ne soffrivo, la mia sofferenza sarebbe stata impedirmi di entrare nella sala e sentire il mio sudore uscire dai pori del viso. La mia sofferenza sarebbe stata non esserci, non essere lì, circondato da quella poesia che solo la sublimazione dell’arte può dare. Ero pittore, poeta, scultore. Il primo ballerino dello spettacolo di fine anno si fece male. Ero l’unico a sapere ogni mossa perché succhiavo, in silenzio ogni passo. Mi fecero indossare i suoi vestiti, nuovi, brillanti e mi dettero dopo tredici anni, la responsabilità di dimostrare. Nulla fu diverso in quegli attimi che danzai sul palco, ero come nella sala con i miei vestiti smessi. Ero e mi esibivo, ma era danzare che a me importava. Gli applausi mi raggiunsero lontani. Dietro le quinte, l’unica cosa che volevo era togliermi quella calzamaglia scomodissima, ma mi raggiunsero i complimenti di tutti e dovetti aspettare. Il mio sonno non fu diverso da quello delle altre notti. Avevo danzato e chi mi stava guardando era solo una nube lontana all’orizzonte. Da quel momento la mia vita cambiò, ma non la mia passione ed il mio bisogno di danzare.
Continuavo ad aiutare mio padre nei campi anche se il mio nome era sulla bocca di tutti. Divenni uno degli astri più luminosi della danza. Ora so che dovrò morire, perché questa malattia non perdona, ed il mio corpo è intrappolato su una carrozzina, il sangue non circola, perdo di peso. Ma l’unica cosa che mi accompagna è la mia danza la mia libertà di essere. Sono qui, ma io danzo con la mente, volo oltre le mie parole ed il mio dolore. Io danzo il mio essere con la ricchezza che so di avere e che mi seguirà ovunque: quella di aver dato a me stesso la possibilità di esistere al di sopra della fatica e di aver imparato che se si prova stanchezza e fatica ballando, e se ci si siede per lo sforzo, se compatiamo i nostri piedi sanguinanti, se rincorriamo solo la meta e non comprendiamo il pieno ed unico piacere di muoverci, non comprendiamo la profonda essenza della vita, dove il significato è nel suo divenire e non nell’apparire.
nureyev-ballerino

Ogni uomo dovrebbe danzare, per tutta la vita.
Non essere ballerino, ma danzare.
Chi non conoscerà mai il piacere di entrare in una sala con delle sbarre di legno e degli specchi, chi smette perché non ottiene risultati, chi ha sempre bisogno di stimoli per amare o vivere, non è entrato nella profondità della vita, ed abbandonerà ogni qualvolta la vita non gli regalerà ciò che lui desidera.
È la legge dell’amore: si ama perché si sente il bisogno di farlo, non per ottenere qualcosa od essere ricambiati, altrimenti si è destinati all’infelicità. Io sto morendo, e ringrazio Dio per avermi dato un corpo per danzare cosicché io non sprecassi neanche un attimo del meraviglioso dono della vita…


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Le mie radici africane si fanno sentire

Sfogliando un libricino pieno di foto e di biografie di tante danzatrici vengo colpito da una foto in particolare, che come tutto ciò che richiama l'Africa suscita in me un brivido. Interesse.
Di Elsa Wolliaston ho solamente letto sulla carta. Non ho mai visto un suo spettacolo, né ho mai partecipato ad un suo workshop, ma è una di quelle persone che mi piacerebbe incontrare e conoscere nella vita.
Qui riporto quello che mi ha incuriosito e affascinato.

 

Elsa_Wolliaston_ritmo

 

Un viaggiatore intraprende un
Viaggio verso se stesso
Si ritrova intrappolato
Dopo aver riflettuto,
prende coscienza che deve
liberarsi da solo da questa trappola
per poter proseguire la sua
strada.
Dopo aver vagato tra
passato e presente
il viaggiatore persevera
e finisce col trovare il senso del suo
viaggio.

Elsa Wolliaston

Bahok di Akram Khan

Lo scorso 14 Luglio stavo rientrando a casa in macchina, erano circa le sette di sera, la radio era accesa ma la mia testa era sintonizzata all'interno, a pensare alla lunga chiaccherata che aveva occupato tutto il mio pomeriggio.
Profonde conversazioni con una persona a me cara dove un 'insegnamento mi era arrivato: "Tutti i giorni siamo chiamati a fare qualcosa".
Era arrivata la mia chiamata di quel momento.
Cosi' ho pensato quando ho sentito alla radio l'annuncio di uno spettacolo che da tempo volevo vedere e che ci sarebbe stato appena due ore dopo.
Si trattava di Bahok del coreografo anglo-bengalese Akram Khan. Non potevo crederci. L'entusiasmo saliva nei miei nervi.
Appena arrivato a casa ho cercato la strada, ho preparato le cose che mi servivano e sono partito per Bologna.
Questo quello che mi aspettava:



BAHOK
di Akram Khan
AKRAM KHAN COMPANY / BALLETTO NAZIONALE DELLA CINA
 

Akram-Khan-Bridge



I Interludio

Danzare vuol dire sopratutto
comunicare,
unirsi, incontrarsi,
parlare con l'altro dalla profondità del tuo essere.

Danza è unione:
da persona a persona
da persona all'universo
da persona a dio.

MAURICE BÉJART

30 giugno 2009

 

PINA BAUSCH
27 luglio 1940 – 30 giugno 2009

 

 

Cara Pina,

Eri la persona di riferimento più importante per così tanti danzatori, coreografi, registi, artisti. Il tuo grande cuore e la tua curiosità, la tua profonda umanità, la tua franchezza hanno trovato espressione nel tuo lavoro; nei tuoi tanti indescrivibili Stücken ma anche, in quest’ultimo anno, nella tua „Fest mit Pina“, dove ci hai invitati tutti al tuo tavolo per festeggiare con te la vita e la danza in tutte le loro sfumature.

Tento di spiegare ai miei bambini chi eri e posso solamente dire: È la madre della danza moderna.

Grazie.

Abbiamo perso una delle più importanti artiste del nostro tempo.

Pina, siamo addolorati per te.

SASHA WALTZ

Lione, 30 giugno 2009


Lione 30 giugno 2009

 

 

Shock
Uno squarcio alla nostra arte
Una danza assente
Una parte mancante dell’umanità
Una serenità
Un vuoto nell’universo

Pina
La più grande e amata coreografa del nostro tempo.
Una poetessa di sogni; il bello, il brutale.
Il realismo del confronto uomo donna.
Il tragico, il gioioso, il disperato.
Il suo umorismo ironico, concedendo uno spazio alle nostre emozioni taciute…
Sguardi che scavano nella ragione della mente e l’assurdo.
Una visionaria, avendo creato un linguaggio unico di teatro danza, una rivoluzione.
Ha creato la sua arte…per farci meditare, ridere, piangere, immaginare.
L’ispirazione di Pina, la sua perseveranza,
Il suo genio, I suoi capolavori: questi sono i suoi doni alla nostra memoria collettiva. Grazie Pina.
Dei fiori sulla collina
Alcuni petali sparsi sui giorni finché...

«I maestri non muoiono, stanno solamente dormendo»

CAROLYN CARLSON



Dido and Aeneas di Sasha Waltz

 

SashaWaltzDidoAeneas

 

DIDO and AENEAS

musica di Henry Purcell

Opera in prologo e 3 atti su testo di Nahum Tate

AKADEMIE FÜR ALTE MUSIK BERLIN
direzione e ricostruzione Attilio Cremonesi

regia e coreografia SASHA WALTZ



Dido and Aeneas è l’opera più celebre del compositore inglese Henry Purcell, su testi di Nahum Tate, rappresentata per la prima volta in Inghilterra il 10 dicembre 1689 a Chelsea, Londra.
L’opera, divisa in tre atti, è ispirata al libro IV dell'Eneide di Virgilio che racconta il tragico amore tra Enea, protagonista del poema, e Didone, regina di Cartagine.
La regina si dimostra molto generosa e disponibile nei confronti dell'eroe troiano e dei suoi compagni, accogliendoli nella sua reggia. Grazie a Cupido tra i due nasce un profondo sentimento d'amore ma Enea per volere del fato dovrà partire e lasciare l’amata per seguire il proprio destino di fondatore della città di Roma.
Didone non potendo più vivere senza l’amato eroe deciderà di togliersi la vita.

 

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II Interludio

“Abolite gli specchi: rompete gli specchi in tutti gli studi. Guastano l’anima e impediscono di entrare in rapporto con i movimenti multidimensionali, con il pensiero astratto, con la consapevolezza di sapere dove sei in ogni momento, senza doverti guardare”.

OHAD NAHARIN

Batsheva Dance Company

www.batsheva.co.il

 

Ölelés

 

“Una pièce su ciò che si è spezzato.
Una pièce su ciò che non si può spezzare.
Una pièce su vecchi debiti che ormai sono
diventati acidi.
Una pièce sulle braci dell’amicizia.
È strano, ma in ungherese queste due
parole, ölés e ölelés, che significano
massacro e abbraccio, sono molto simili e
condividono la stessa radice.”

 

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“Perché il tempo non cura niente
perché certi atti non possono essere disfatti
perché l’uomo è una bestia
perché quando perdi la cosa che ami,
questa ti distrugge, come un fulmine
perché l’amore è l’inizio
perché tutte le storie sono scritte con lo
sperma e il sangue
perché l’anima invecchia solo alla fine
perché il desiderio ci sta invadendo
perché il tempo rivela ogni cosa…
…il meglio e il peggio".

Jordi Cortés Molina e Damián Muñoz

Le temps du repli

Riporto qui alcuni pensieri di Josef Nadj che descrivono come il coreografo si pone di fronte alla composizione di un nuovo progetto coreografico. Nel caso specifico il passo a due Le Temps du Repli.



LE TEMPS DU REPLI
coreografia Josef Nadj
danza Josef Nadj e Cécile Thiéblemont
percussioni Vladimir Tarasov



Amare è forse apprendere a camminare in questo mondo.
Apprendere a mantenerci tranquilli come la quercia
ed il tiglio delle fiabe.
Apprendere a guardare.
Il tuo sguardo è capace di seminare.
Ha piantato un albero.
Io parlo perché tu fai tremare le foglie.

Octavio Paz


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III Interludio

“Vi è piú ragione nel tuo corpo che nella tua migliore sapienza”

FRIEDRICH NIETZSCHE

Il desiderio di danzare


Celeste Dandeker, giovane danzatrice professionista del London Contemporary Dance Theatre, a 22 anni cade sul palcoscenico durante uno spettacolo subendo così un danno alla spina dorsale che la obbliga su di una sedia a rotelle e le impedisce di danzare. Nel 1990, sedici anni dopo, un suo ex-coreografo, Darshan Singh Buller, convince Celeste a danzare di nuovo, anche se sulla sua sedia a rotelle, per il film prodotto dalla BBC “The Fall”. Celeste Dandeker ritrova il desiderio di danzare.
Incontra il coreografo ed educatore Adam Benjamin ed insieme tengono alcuni workshops di danza per disabili. All’inizio non c’era alcuna intenzione di creare una compagnia, gli incontri erano semplicemente un esperimento per vedere che cosa potevano fare i danzatori diversamente abili. Ma il risultato fu la nascita della Candoco Dance Company nel 1991.



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CANDOCO, CAN DO COMPANY, COMPAGNIA DEL SI PUÒ FARE

La danza è nella gente

Ancora stimolanti progetti di danza nel sociale dall'Inghilterra.


DESTINO nasce dalla collaborazione tra il teatro londinese Sandler’s Wells e la compagnia Dance United, famosa per il lavoro che svolge con persone in situazioni disagiate. DESTINO è una performance che coinvolge sul palcoscenico 130 persone, dai 9 agli 89 anni, molte delle quali senza alcuna esperienza di danza alle spalle. In primo piano appaiono due giovani danzatori etiopi, Junaid Jemal Sendi e Addisu Demissie, che hanno visto trasformare la loro vita dopo aver preso parte al progetto che Dance United fece con i bambini di strada ad Addis Abeba. Hanno partecipato al progetto DESTINO coreografi come Hofesh Shechter, Russell Maliphant e Adam Benjamin.



«LA DANZA È NELLA GENTE: COME UN DONO DI DIO CUI TUTTI HANNO LIBERO ACCESSO»

ALVIN AILEY


La danza è un potente mezzo che attraversa le barriere della comunicazione verbale e che dona armonia a mente e corpo. Instilla fiducia. Il processo di lavoro con un coreografo insegna il lavoro di gruppo e favorisce un senso di comunità. Permette a ogni persona di dare un contributo, generando un senso di responsabilità individuale e di co-operazione di gruppo. Le performance di danza sono un’espressione delle qualità umane e di quelle emozioni difficili da articolare a parole che spesso solo l'atto danzato può rivelare.

La danza come forma d'arte richiede tacitamente impegno, creatività, lavoro di squadra, capacità tecnica, di risolvere i problemi, di riflessione, di esperienza emotiva e la fiducia dei partecipanti. I danzatori possono scoprire o imparare queste competenze senza neanche capire il significato delle parole. Per questo motivo, la danza può coinvolgere chiunque, anche coloro che sono stati esclusi, emarginati o cancellati dalla società.

Dance United ha un immutato interesse per la qualità e la professionalità, suffragato da una incrollabile fede nel (spesso inesplorato) potenziale di ogni persona, indipendentemente dalla sua situazione, e dalla consapevolezza che la danza può avere una reale importanza per realizzare questo potenziale.


IV Interludio

ISADORA DUNCAN diceva:

“Se cerchiamo la vera fonte della danza, se ci rivolgiamo alla natura, allora troviamo che la danza del futuro è la danza del passato, la danza dell’eternità, che è stata e sempre sarà la stessa”.

 

Entrare nel cerchio con Valentina Plano


IL CERCHIO SIGNIFICA ARMONIA, IL CICLO SENZA INIZIO E SENZA FINE. LA RUOTA DELLA VITA.

cerchio

LE DANZE MEDITATIVE

“Non è facile spiegare le Danza Meditative: com’è possibile spiegare un arcobaleno apparso improvvisamente dopo una tempesta, o il suono di una cascata tra i raggi del sole? L’unica cosa da dire è :danzate in cerchio con me su sentieri musicali”
JOYCE DIJKSTRA

La danza meditativa è meditazione in movimento: tenendosi per mano si tracciano importanti simboli come il cerchio, la spirale, il labirinto. Lavorando su questi antichi simboli si libera il loro potenziale spirituale, la loro energia. Il movimento e il ritmo sono utilizzati come strumento di terapia e di crescita personale perché collegando corpo-mente-anima consentono di entrare in contatto con il proprio Sé. Il Simbolo contiene tutta la Verità, non solo la parte che si vede o che si vuole vedere.
La danza agisce direttamente sulla vita emotiva e in combinazione con la musica ha effetto diretto sulla psiche. Attraverso la gestualità la danza mima la fatica di vivere, la paura, la rabbia per trasformarle in leggerezza e gioia.

I passi sono semplici ma ricchi di significato: procedono a volte veloci e a volte lentamente come a rievocare i momenti della vita.
Queste danze sono accessibili a tutti, l’importante è dare senso a ogni movimento ed esprimersi con il cuore e non solo con il corpo.

Faustin Linyekula

 

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FAUSTIN LINYEKULA: “DOBBIAMO SOGNARE ANCHE SE CI TROVIAMO CON LA MERDA FINO ALLE GINOCCHIA”

26 maggio 2008 (MO – MONDIAAL NIEUWS) - «Un coreografo dal talento eccezionale che sta ottenendo un successo rapido e internazionale». È così che viene descritto Faustin Linyekula sul sito web del «KVS», il teatro Royal Flamand. Linyekula fa parte della programmazione del teatro di questo fine aprile. MO è andato a fargli visita a Kinshasa.


Del buon pollo, delle banane arrosto, della birra congolese e qualche anonimo musicista in un piccolo ristorante….Cos’altro serve per trasformare una cena con un ministro fiammingo in una festa meravigliosa? Il ministro fiammingo Bert Anciaux, trovandosi a Kinshasa per tre giorni per firmare la dichiarazione d’intenzione per la collaborazione culturale, ha organizzato una piccola serata chez Maman Colonel. Un’orchestra di tre persone scivola tra i tavoli e le sedie e, con classici nostalgici come “Indépendance Chacha” e “Après Toi”, porta la serata all’apogeo.
L’unico a non cantare, a non ridere alle battute, a non dondolarsi nemmeno sulla musica….è Faustin Linyekula.

V Interludio

“Ascolto molta musica e poi trasformo le idee nella poesia della danza, che cattura la conoscenza in un modo così vitale, che non è letterale né narrativo. La danza prende le informazioni e le fa diventare qualcosa di unico, viscerale e molto diretto. È più una questione di emozione e di spirito che di narrazione. Voglio creare qualcosa che per il pubblico sia un’esperienza, non solo un modo piacevole di trascorrere del tempo a teatro. Voglio realizzare uno spettacolo che sorprenda, intrattenga e sfidi il pubblico e gli trasmetta quell’eccitazione che io provo quando faccio nuove scoperte”. CAROLE ARMITAGE

 

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Aleko di Sidi Larbi Cherkaoui e Damien Jalet

ALEKO
coreografia di Sidi Larbi Cherkaoui e Damien Jalet
creato e danzato da Alexandra Gilbert e Damien Jalet

 

 


 

“Aleko” è stato creato nel marzo 2006 presso il Museo d’Arte Contemporanea di Aomori in Giappone. La coreografia è liberamente ispirata al romanzo di A.S. Puškin “Gli Zingari” che racconta la tragica storia di Aleko, un esiliato Russo che, per passione, arriva ad uccide la propria compagnia, una volta scoperto il suo tradimento. In maniera a volte sottile, a volte complessa, Sidi Larbi Cherkaoui e Damien Jalet reinventano questa storia mettendo a confronto alcuni elementi folkloristici dei Balcani con elementi culturali e mitologici giapponesi.
Il tema della libertà, dell’esilio e della perdita della persona amata sono conservati e reinterpretati in una coreografia fluida, molto fisica e carica emotivamente.

La danza intorno al centro

SHEN WEI DANCE ARTS

"RE-(PART I)"


"RE-(PART I) è prevalentemente basato sui sentimenti suscitati dalla terra, dalla gente, dalla religione e dalla cultura tibetana che hanno caratterizzato i miei recenti viaggi". Shen Wei

Piccoli pezzi di carta bianca e blu formano un grande Mandala che copre l'intero palcoscenico. I danzatori portati da movimenti fluidi ed intensi scompongono il disegno come si usa fare in Tibet per rappresentare la fugacità delle cose, un esercizio che ha l'obiettivo di rendere l'uomo consapevole che tutta la vita esiste soltanto nel qui e ora. Una distruzione rituale al ritmo del loro respiro spinge i danzatori in una danza mistica e circolare scandita dai canti buddisti tradizionali interpretati dal monaco tibetano Choying Dolma.

 

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