La danza e' una delle rare attivita' umane in cui l'uomo si trova totalmente impegnato: corpo cuore e spirito. Per il bambino danzare e' importante come parlare, contare o imparare la geografia. E' essenziale per il bambino, nato danzante, non dissipare questo linguaggio sotto l'influsso di un'educazione repressiva e frustrante.
MAURICE BEJART
DA UN'IDEA DI
Riccardo Ronzoni
Fin da bambino la danza e' stata la mia forma di espressione preferita,istintiva. A 18 anni inizio i miei studi di danza contemporanea presso la scuola Centro Danza e Teatro Correggio" di Correggio (RE), e da allora ho sempre approfondito il mio interesse incontrando in workshop e stage maestri e coreografi. Fondamentali per me sono stati, fra gli altri, gli insegnamenti di Claude Coldy e la sua danza sensibile, Inaki Azpillaga, Ivan Wolfe, Herve' Diasnas e David Zambrano. Il mio interesse e' per una danza che parte dall'ascolto delle proprie sensazioni interne per dargli voce attraverso il movimento. Un corpo libero che si muove guidato dal suo istinto, che riesce ad esprimere le emozioni e le sensazioni che gli risiedono dentro, un corpo che suda, e' per me un corpo che danza.
Non so danzare sulle punte -nessuno mi ha insegnato- eppure a volte, dentro di me, sento una tale frenesia che se fossi una ballerina provetta, eromperei in certe piroette da lasciare sbalordito un intero corpo di ballo e in preda all’invidia la sua primadonna. E anche se non avessi il tutù di tulle e non avessi ricci nei capelli, e non mi impegnassi in salti -con una zampa per aria, come certi uccellini- e non mi tuffassi in nuvole di piume, e non rotolassi in ruote di neve fino ad uscire di scena tra la musica e gli applausi e i richiami del pubblico e anche se nessuno sapesse di questa mia dote, di cui ho appena fatto cenno qui, e se anche nessun manifesto mi facesse pubblicità, il mio spettacolo sarebbe sempre “tutto esaurito” come all’Opera.
IL RITMO NEI MIEI PIEDI, IMMAGINI E PAROLE DI DANZA
Le mie radici africane si fanno sentire
Martedì 27 Gennaio 2009 00:00
Sfogliando un libricino pieno di foto e di biografie di tante danzatrici vengo colpito da una foto in particolare, che come tutto ciò che richiama l'Africa suscita in me un brivido. Interesse. Di Elsa Wolliaston ho solamente letto sulla carta. Non ho mai visto un suo spettacolo, né ho mai partecipato ad un suo workshop, ma è una di quelle persone che mi piacerebbe incontrare e conoscere nella vita. Qui riporto quello che mi ha incuriosito e affascinato.
Un viaggiatore intraprende un Viaggio verso se stesso Si ritrova intrappolato Dopo aver riflettuto, prende coscienza che deve liberarsi da solo da questa trappola per poter proseguire la sua strada. Dopo aver vagato tra passato e presente il viaggiatore persevera e finisce col trovare il senso del suo viaggio.
Lo scorso 14 Luglio stavo rientrando a casa in macchina, erano circa le sette di sera, la radio era accesa ma la mia testa era sintonizzata all'interno, a pensare alla lunga chiaccherata che aveva occupato tutto il mio pomeriggio. Profonde conversazioni con una persona a me cara dove un 'insegnamento mi era arrivato: "Tutti i giorni siamo chiamati a fare qualcosa". Era arrivata la mia chiamata di quel momento. Cosi' ho pensato quando ho sentito alla radio l'annuncio di uno spettacolo che da tempo volevo vedere e che ci sarebbe stato appena due ore dopo. Si trattava di Bahok del coreografo anglo-bengalese Akram Khan. Non potevo crederci. L'entusiasmo saliva nei miei nervi. Appena arrivato a casa ho cercato la strada, ho preparato le cose che mi servivano e sono partito per Bologna. Questo quello che mi aspettava:
BAHOK di Akram Khan AKRAM KHAN COMPANY / BALLETTO NAZIONALE DELLA CINA
Eri la persona di riferimento più importante per così tanti danzatori, coreografi, registi, artisti. Il tuo grande cuore e la tua curiosità, la tua profonda umanità, la tua franchezza hanno trovato espressione nel tuo lavoro; nei tuoi tanti indescrivibili Stücken ma anche, in quest’ultimo anno, nella tua „Fest mit Pina“, dove ci hai invitati tutti al tuo tavolo per festeggiare con te la vita e la danza in tutte le loro sfumature.
Tento di spiegare ai miei bambini chi eri e posso solamente dire: È la madre della danza moderna.
Grazie.
Abbiamo perso una delle più importanti artiste del nostro tempo.
Pina, siamo addolorati per te.
SASHA WALTZ
Lione, 30 giugno 2009
Shock Uno squarcio alla nostra arte Una danza assente Una parte mancante dell’umanità Una serenità Un vuoto nell’universo
Pina La più grande e amata coreografa del nostro tempo. Una poetessa di sogni; il bello, il brutale. Il realismo del confronto uomo donna. Il tragico, il gioioso, il disperato. Il suo umorismo ironico, concedendo uno spazio alle nostre emozioni taciute… Sguardi che scavano nella ragione della mente e l’assurdo. Una visionaria, avendo creato un linguaggio unico di teatro danza, una rivoluzione. Ha creato la sua arte…per farci meditare, ridere, piangere, immaginare. L’ispirazione di Pina, la sua perseveranza, Il suo genio, I suoi capolavori: questi sono i suoi doni alla nostra memoria collettiva. Grazie Pina. Dei fiori sulla collina Alcuni petali sparsi sui giorni finché...
«I maestri non muoiono, stanno solamente dormendo»
AKADEMIE FÜR ALTE MUSIK BERLIN direzione e ricostruzione Attilio Cremonesi
regia e coreografia SASHA WALTZ
Dido and Aeneas è l’opera più celebre del compositore inglese Henry Purcell, su testi di Nahum Tate, rappresentata per la prima volta in Inghilterra il 10 dicembre 1689 a Chelsea, Londra. L’opera, divisa in tre atti, è ispirata al libro IV dell'Eneide di Virgilio che racconta il tragico amore tra Enea, protagonista del poema, e Didone, regina di Cartagine. La regina si dimostra molto generosa e disponibile nei confronti dell'eroe troiano e dei suoi compagni, accogliendoli nella sua reggia. Grazie a Cupido tra i due nasce un profondo sentimento d'amore ma Enea per volere del fato dovrà partire e lasciare l’amata per seguire il proprio destino di fondatore della città di Roma. Didone non potendo più vivere senza l’amato eroe deciderà di togliersi la vita.
“Abolite gli specchi: rompete gli specchi in tutti gli studi. Guastano l’anima e impediscono di entrare in rapporto con i movimenti multidimensionali, con il pensiero astratto, con la consapevolezza di sapere dove sei in ogni momento, senza doverti guardare”.
“Una pièce su ciò che si è spezzato. Una pièce su ciò che non si può spezzare. Una pièce su vecchi debiti che ormai sono diventati acidi. Una pièce sulle braci dell’amicizia. È strano, ma in ungherese queste due parole, ölés e ölelés, che significano massacro e abbraccio, sono molto simili e condividono la stessa radice.”
“Perché il tempo non cura niente perché certi atti non possono essere disfatti perché l’uomo è una bestia perché quando perdi la cosa che ami, questa ti distrugge, come un fulmine perché l’amore è l’inizio perché tutte le storie sono scritte con lo sperma e il sangue perché l’anima invecchia solo alla fine perché il desiderio ci sta invadendo perché il tempo rivela ogni cosa… …il meglio e il peggio".
Riporto qui alcuni pensieri di Josef Nadj che descrivono come il coreografo si pone di fronte alla composizione di un nuovo progetto coreografico. Nel caso specifico il passo a due Le Temps du Repli.
LE TEMPS DU REPLI coreografia Josef Nadj danza Josef Nadj e Cécile Thiéblemont percussioni Vladimir Tarasov
Amare è forse apprendere a camminare in questo mondo. Apprendere a mantenerci tranquilli come la quercia ed il tiglio delle fiabe. Apprendere a guardare. Il tuo sguardo è capace di seminare. Ha piantato un albero. Io parlo perché tu fai tremare le foglie.
Celeste Dandeker, giovane danzatrice professionista del London Contemporary Dance Theatre, a 22 anni cade sul palcoscenico durante uno spettacolo subendo così un danno alla spina dorsale che la obbliga su di una sedia a rotelle e le impedisce di danzare. Nel 1990, sedici anni dopo, un suo ex-coreografo, Darshan Singh Buller, convince Celeste a danzare di nuovo, anche se sulla sua sedia a rotelle, per il film prodotto dalla BBC “The Fall”. Celeste Dandeker ritrova il desiderio di danzare. Incontra il coreografo ed educatore Adam Benjamin ed insieme tengono alcuni workshops di danza per disabili. All’inizio non c’era alcuna intenzione di creare una compagnia, gli incontri erano semplicemente un esperimento per vedere che cosa potevano fare i danzatori diversamente abili. Ma il risultato fu la nascita della Candoco Dance Company nel 1991.
CANDOCO, CAN DO COMPANY, COMPAGNIA DEL SI PUÒ FARE
Ancora stimolanti progetti di danza nel sociale dall'Inghilterra.
DESTINO nasce dalla collaborazione tra il teatro londinese Sandler’s Wells e la compagnia Dance United, famosa per il lavoro che svolge con persone in situazioni disagiate. DESTINO è una performance che coinvolge sul palcoscenico 130 persone, dai 9 agli 89 anni, molte delle quali senza alcuna esperienza di danza alle spalle. In primo piano appaiono due giovani danzatori etiopi, Junaid Jemal Sendi e Addisu Demissie, che hanno visto trasformare la loro vita dopo aver preso parte al progetto che Dance United fece con i bambini di strada ad Addis Abeba. Hanno partecipato al progetto DESTINO coreografi come Hofesh Shechter, Russell Maliphant e Adam Benjamin.
«LA DANZA È NELLA GENTE: COME UN DONO DI DIO CUI TUTTI HANNO LIBERO ACCESSO»
ALVIN AILEY
La danza è un potente mezzo che attraversa le barriere della comunicazione verbale e che dona armonia a mente e corpo. Instilla fiducia. Il processo di lavoro con un coreografo insegna il lavoro di gruppo e favorisce un senso di comunità. Permette a ogni persona di dare un contributo, generando un senso di responsabilità individuale e di co-operazione di gruppo. Le performance di danza sono un’espressione delle qualità umane e di quelle emozioni difficili da articolare a parole che spesso solo l'atto danzato può rivelare.
La danza come forma d'arte richiede tacitamente impegno, creatività, lavoro di squadra, capacità tecnica, di risolvere i problemi, di riflessione, di esperienza emotiva e la fiducia dei partecipanti. I danzatori possono scoprire o imparare queste competenze senza neanche capire il significato delle parole. Per questo motivo, la danza può coinvolgere chiunque, anche coloro che sono stati esclusi, emarginati o cancellati dalla società.
Dance United ha un immutato interesse per la qualità e la professionalità, suffragato da una incrollabile fede nel (spesso inesplorato) potenziale di ogni persona, indipendentemente dalla sua situazione, e dalla consapevolezza che la danza può avere una reale importanza per realizzare questo potenziale.
“Se cerchiamo la vera fonte della danza, se ci rivolgiamo alla natura, allora troviamo che la danza del futuro è la danza del passato, la danza dell’eternità, che è stata e sempre sarà la stessa”.
IL CERCHIO SIGNIFICA ARMONIA, IL CICLO SENZA INIZIO E SENZA FINE. LA RUOTA DELLA VITA.
LE DANZE MEDITATIVE
“Non è facile spiegare le Danza Meditative: com’è possibile spiegare un arcobaleno apparso improvvisamente dopo una tempesta, o il suono di una cascata tra i raggi del sole? L’unica cosa da dire è :danzate in cerchio con me su sentieri musicali” JOYCE DIJKSTRA
La danza meditativa è meditazione in movimento: tenendosi per mano si tracciano importanti simboli come il cerchio, la spirale, il labirinto. Lavorando su questi antichi simboli si libera il loro potenziale spirituale, la loro energia. Il movimento e il ritmo sono utilizzati come strumento di terapia e di crescita personale perché collegando corpo-mente-anima consentono di entrare in contatto con il proprio Sé. Il Simbolo contiene tutta la Verità, non solo la parte che si vede o che si vuole vedere. La danza agisce direttamente sulla vita emotiva e in combinazione con la musica ha effetto diretto sulla psiche. Attraverso la gestualità la danza mima la fatica di vivere, la paura, la rabbia per trasformarle in leggerezza e gioia.
I passi sono semplici ma ricchi di significato: procedono a volte veloci e a volte lentamente come a rievocare i momenti della vita. Queste danze sono accessibili a tutti, l’importante è dare senso a ogni movimento ed esprimersi con il cuore e non solo con il corpo.
FAUSTIN LINYEKULA: “DOBBIAMO SOGNARE ANCHE SE CI TROVIAMO CON LA MERDA FINO ALLE GINOCCHIA”
26 maggio 2008 (MO – MONDIAAL NIEUWS) - «Un coreografo dal talento eccezionale che sta ottenendo un successo rapido e internazionale». È così che viene descritto Faustin Linyekula sul sito web del «KVS», il teatro Royal Flamand. Linyekula fa parte della programmazione del teatro di questo fine aprile. MO è andato a fargli visita a Kinshasa.
Del buon pollo, delle banane arrosto, della birra congolese e qualche anonimo musicista in un piccolo ristorante….Cos’altro serve per trasformare una cena con un ministro fiammingo in una festa meravigliosa? Il ministro fiammingo Bert Anciaux, trovandosi a Kinshasa per tre giorni per firmare la dichiarazione d’intenzione per la collaborazione culturale, ha organizzato una piccola serata chez Maman Colonel. Un’orchestra di tre persone scivola tra i tavoli e le sedie e, con classici nostalgici come “Indépendance Chacha” e “Après Toi”, porta la serata all’apogeo. L’unico a non cantare, a non ridere alle battute, a non dondolarsi nemmeno sulla musica….è Faustin Linyekula.
“Ascolto molta musica e poi trasformo le idee nella poesia della danza, che cattura la conoscenza in un modo così vitale, che non è letterale né narrativo. La danza prende le informazioni e le fa diventare qualcosa di unico, viscerale e molto diretto. È più una questione di emozione e di spirito che di narrazione. Voglio creare qualcosa che per il pubblico sia un’esperienza, non solo un modo piacevole di trascorrere del tempo a teatro. Voglio realizzare uno spettacolo che sorprenda, intrattenga e sfidi il pubblico e gli trasmetta quell’eccitazione che io provo quando faccio nuove scoperte”. CAROLE ARMITAGE
“Aleko” è stato creato nel marzo 2006 presso il Museo d’Arte Contemporanea di Aomori in Giappone. La coreografia è liberamente ispirata al romanzo di A.S. Puškin “Gli Zingari” che racconta la tragica storia di Aleko, un esiliato Russo che, per passione, arriva ad uccide la propria compagnia, una volta scoperto il suo tradimento. In maniera a volte sottile, a volte complessa, Sidi Larbi Cherkaoui e Damien Jalet reinventano questa storia mettendo a confronto alcuni elementi folkloristici dei Balcani con elementi culturali e mitologici giapponesi. Il tema della libertà, dell’esilio e della perdita della persona amata sono conservati e reinterpretati in una coreografia fluida, molto fisica e carica emotivamente.
"RE-(PART I) è prevalentemente basato sui sentimenti suscitati dalla terra, dalla gente, dalla religione e dalla cultura tibetana che hanno caratterizzato i miei recenti viaggi". Shen Wei
Piccoli pezzi di carta bianca e blu formano un grande Mandala che copre l'intero palcoscenico. I danzatori portati da movimenti fluidi ed intensi scompongono il disegno come si usa fare in Tibet per rappresentare la fugacità delle cose, un esercizio che ha l'obiettivo di rendere l'uomo consapevole che tutta la vita esiste soltanto nel qui e ora. Una distruzione rituale al ritmo del loro respiro spinge i danzatori in una danza mistica e circolare scandita dai canti buddisti tradizionali interpretati dal monaco tibetano Choying Dolma.